Ho avuto modo di vedere vari video sui canali Youtube Piede di Porco e 2 Many P. Podcast dedicati alla nascita del writing in Italia, tramite interviste ai principali attori del periodo. Ho ascoltato con grande piacere le interviste a Dumbo, Shampo, Deemo, Nemo, Caps e tanti altri. Tutti raccontano qualcosa che chi ha vissuto gli anni ’90 riconosce immediatamente: il writing non era solo disegno sui muri, ma un sistema culturale completo.

Musica rap, arte urbana, crew, identità e bisogno di riconoscimento.

Ascoltando le interviste, emerge chiaramente come la diffusione del writing in Italia sia avvenuta attraverso un mix di contaminazioni culturali e presenza fisica nello spazio pubblico. Ed è esattamente quello che è successo anche nella mia vita.

Writing anni 90 in Italia: come si diffondeva davvero

Negli anni ’90 il writing non si scopriva online. Si scopriva in stazione.

I treni delle Ferrovie Nord Milano erano letteralmente ricoperti di graffiti. Intere carrozze diventavano superfici mobili di comunicazione visiva. Non era raro vedere convogli completamente bombardati.

Il writing si diffondeva per esposizione diretta:

  • viaggiando
  • passando davanti a un deposito
  • camminando lungo una ferrovia
  • osservando muri industriali

Era un processo quasi organico. Un contagio visivo.

Le interviste del podcast mettono in evidenza proprio questo: la cultura hip hop, la musica rap, le crew e la competizione creativa hanno creato un ecosistema che si autoalimentava.

Ho iniziato nel 1993: graffiti Milano e Ferrovie Nord

Ho iniziato a disegnare nel 1993.

In quel periodo i graffiti a Milano erano in piena espansione. I primi bombardamenti delle Ferrovie Nord avevano già creato un immaginario potente. La prima generazione di writer milanesi aveva definito uno stile riconoscibile, tecnico, strutturato.

Guardare quei pezzi significava studiare:

  • proporzioni
  • flow delle lettere
  • equilibrio dei volumi
  • scelta dei colori

Non era solo istinto. Era analisi visiva continua.

Writer Milano anni 90: le influenze principali

Come spesso accade, ogni writer nasce anche osservando altri writer.

Tra quelli che mi hanno condizionato maggiormente ci sono:

Ognuno con una cifra stilistica precisa. Ognuno capace di trasformare la firma in identità grafica.

In parallelo, anche la scena del varesotto aveva un ruolo importante.

Writing nel Varesotto e Crew SIC

Il territorio di Varese ha avuto una scena attiva e determinata. In particolare la Crew SIC, composta da:

  • Krana
  • Zoc
  • Mastro K
  • Bach
  • Tond

ha rappresentato un punto di riferimento locale.

Non c’erano social network. Non c’erano piattaforme di condivisione. C’erano i muri ed i treni.

La diffusione del writing in Italia avveniva per prossimità geografica, per osservazione diretta, per competizione territoriale, per amicizia. Una dinamica molto diversa rispetto all’era digitale attuale.

Musica rap, arte urbana e bisogno di riconoscimento

Uno dei concetti più forti che emerge dal podcast Writing Italia è il legame tra:

  • musica rap anni 90
  • graffiti
  • cultura hip hop
  • desiderio di affermazione

Il writing non era solo estetica. Era dichiarazione di presenza.

Non si trattava di fama nel senso moderno del termine. Si trattava di riconoscimento all’interno di una comunità. Di lasciare un segno in uno spazio che altrimenti ti ignorava.

Questo mix di rap, arte e identità è stato il motore di una generazione.

Writing anni 90 vs writing oggi

Negli anni ’90 la diffusione era ferroviaria. Oggi è digitale.

Allora l’evoluzione dello stile avveniva tramite confronto fisico e osservazione diretta. Oggi avviene tramite feed, archivi online e contenuti social.

Ma il nucleo resta lo stesso:

  • studio delle lettere
  • ripetizione
  • evoluzione stilistica
  • confronto con altri writer

Il writing è stato un acceleratore di identità. Ha formato estetica, disciplina e sguardo critico.

Podcast Writing Italia: memoria collettiva e percorso personale

Ascoltare le interviste di Piede di Porco significa capire che le storie individuali facevano parte di una rete culturale più ampia.

Il writing in Italia negli anni ’90 non è stato un fenomeno isolato. È stato un movimento diffuso, stratificato, spesso poco documentato ma profondamente radicato.

Per chi ha iniziato in quel periodo, non era una moda. Era una scelta.

Una scelta che continua ancora oggi, magari con strumenti diversi, ma con la stessa matrice culturale.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *